martedì 10 maggio 2011

Il punto di non ritorno

L'articolo 21 della nostra Costituzione, nella sua prima parte, recita:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”


Ho sempre pensato che il nostro paese, anche se soggetto a gravi problemi di natura democratica (leggasi Presidente del Consiglio proprietario di innumerevoli mezzi comunicazione in grado di condizionare l'opinione pubblica), rimanesse comunque fedele ai principi della sua Costituzione. L'articolo 21, in particolare, sancisce una libertà personale fondamentale per uno stato che si dichiara democratico: la libertà di espressione.
Purtroppo però, nel giro di due soli giorni, due avvenimenti, documentati con immagini incontrovertibili, hanno tracciato una netta linea di demarcazione tra ciò che eravamo e ciò che siamo destinati ad essere (o forse siamo già) se non ci ribelliamo. Ora. Tutti.

Due video diffusi su internet lasciano pochissimo spazio alle interpretazioni. Il primo mostra come viene trattato un contestatore di Berlusconi durante un comizio tenuto nell'ambito della campagna elettorale per le elezioni amministrative nella città di Milano.


Il secondo riguarda il trattamento, del tutto analogo, riservato ad un altro “dissidente” – ormai utilizzare questo termine non mi sembra inappropriato, dato che siamo di fronte a limitazioni della libertà personale degne di un qualsiasi altro regime; uno di quelli che l'Italia, con la Nato e l'ONU tenta di combattere – reo di aver urlato qualche frase all'indirizzo del Premier fuori dall'aula del Tribunale di Milano in occasione di un'udienza del processo Mills.


Abbiamo attraversato il punto di non ritorno. È il momento di decidere cosa vogliamo fare del nostro futuro e smetterla di giocare secondo le regole che il Pdl, con la colpevole complicità dei partiti della non-opposizione, ha creato in questi anni. È il momento di smetterla di parlare di politica in termini di tifo da stadio come fa Berlusconi: sono anni ormai che in ogni dibattito, comizio, incontro-scontro, non si fa altro che difendersi attaccando l'operato della controparte politica. Non possiamo più permetterci questa situazione, questa classe dirigente, questo Parlamento immobile di fronte alle necessità dei cittadini.

Nessun commento:

Posta un commento