Trenta lunghissimi anni. Tanto è durato il regno di Hosni Mubarak. Tanto ha impiegato il popolo egiziano a maturare il dissapore che in questi giorni è scoppiato nelle rivolte di piazza e ha portato alle dimissioni dell'ex (ormai possiamo dirlo) presidente – dittatore.
Giorni di proteste arrivati dopo decenni di soprusi, di stato d'emergenza (proclamato dopo l'uccisione del suo predecessore Anwar al-Sadat) che ha permesso il controllo dei media e gli arresti preventivi, due simboli incontrovertibili dell'esistenza di un regime e non di una democrazia.